Ho visto anche io, come credo la stragrande maggioranza dei miei compatrioti, la sciagurata partita con la Svezia.
Che cosa è un sentimento popolare?
So bene che anche alcuni frequentatori di questo mio luogo non se ne rendono conto. A volte leggo certi interventi, in casa mia, che mi deprimono, perché colgo la miseria dell’argomentare, la spinta alla esaltazione della incultura, eccetera.
Non andare a un mondiale di calcio non è una tragedia. Impariamo ad usare le parole. È un disastro sportivo, è un danno sociale, perché un sentimento popolare unisce, avvicina, magari anche solo per novanta minuti. Negarlo significa essere ignoranti, nel senso di ignorare la verità (cosa molto comune, nella sgangherata Italia di oggi).
Ed è sbagliato il modo di raccontare il calcio, nel nostro Bel (?) Paese. Mi ci metto in mezzo anche io. Ero in Sud Africa nel 2010 e in Brasile nel 2014. Abbiamo pareggiato con Paraguay è Nuova Zelanda, abbiamo perso contro Slovacchia, Costa Rica e Uruguay.
Ma come si poteva pensare, scrivere e far credere che contro la Svezia sarebbe stata una passeggiata?!?
Mi consolo immaginando che, nonostante taluni, la Ferrari, l’altra grande passione popolare, sia meno peggio. Dico come ambiente, come contorno, come cultura.
Non vinciamo il mondiale di Formula Uno da dieci anni. Eppure io e alcuni altri siamo ancora lì.
“C’è ancora un gruppo di amici che non si arrendono mai” (Antonello Venditti)
Teniamoci stretti, perché se mi stufo faccio come il mio amico Buffon e andate sul blog dì Donnarumma…