IA Barack Obama un terzo mandato era precluso dalla legge.
Così sarà anche per The Donald, ammesso venga rieletto nel 2020.
Invece il Triplete di Jean Todt al vertice della FIA non è mai stato in discussione.
E’ un bene o è un male?
La prenderò alla lontana.
Conosco il Pinguino francese come le mie tasche.
L’ho avuto in casa a cena, ci siamo frequentati per dovere professionale, da ferrarista gli sono debitore di emozioni indicibili.
Nel suo lavoro, come team principal, era il migliore di tutti. Diffidando di chiunque, Todt riusciva a trasmettere fiducia in quanti lavoravano con lui e per lui. E su Alonso e Raikkonen aveva ragione lui, così come su tante altre cose.
Non voleva essere simpatico, a Maranello. Non lo era. Pur di vincere sapeva farsi odiare.
Naturalmente, oltre al gigantesco bonus chiamato Schumi, aveva Montezemolo a coprirgli le spalle. A LCDM le spalle le copriva l’Avvocato con le basette e quando non ci fu più GA a Luca fu offerta la chance di diventare controllore di se stesso via presidenza Fiat.
Un paradiso, fin quando Sergione Conceicao Marchionne non si stufo’ e in un certo senso Todt, nel 2008, fu la prima vittima Rossa di SM.
Nella nuova vita, da presidente federale, casualmente (eh eh eh) il Pinguino non è mai stato ostile alla esponenziale crescita del potere Mercedes.
Lui negherà sempre, ma io sono convinto che il motto “apres moi le deluge”, dopo di me il diluvio, gli si addica.
Cioè, intimamente non gli dispiace che senza di lui la Ferrari in Formula Uno non abbia più toccato palla.
E’ umano e beninteso ciò non significa che la Rossa perda dal 2009 in poi per colpa del Pinguino, non fraintendetemi.
Del Todt numero uno Fia apprezzo l’impegno sincero e globale per promuovere la sicurezza stradale in ogni angolo del pianeta.
L’uomo è avido ma non è arido. Ha sue sensibilità che lo rendono rispettabile. Per dire, e’ stato generoso, negli anni, con gente che in Ferrari era stata emarginata a causa delle strette relazioni con lui medesimo.
Dopo di che, io non capisco l’ossessione del Pinguino per la Formula Risparmio. Il Todt che conoscevo io a Maranello avrebbe considerato un obbrobrio i tre motori a stagione, per dirne una. Il Todt che conoscevo io avrebbe sempre difeso l’unicità della F1, rifiutando la standardizzazione e respingendo l’accostamento ai modelli di corsa americani.
È’ vero che si nasce incendiari e si muore pompieri ed è anche vero che è normale cambiare opinione.
Ma un po’ di coerenza non guasterebbe, soprattutto nei confronti della propria storia.
Comunque, Todt fa ancora in tempo a diventare un buon presidente della FIA. E se per caso nel prossimo quadriennio gli capitasse di incoronare Vettel campione, uhm, chissà, magari non gli dispiacerebbe.
Di solito, invecchiando ci si intenerisce.
Ps. A proposito dell’evento calcistico del week end, la mia squadra ha messo l’autobus davanti alla porta, giustamente.