Non amo, lo sapete, parlare di calcio in questa sede. Nel nostro Bel (?) Paese c’è un modo malato di vivere le cose pallonare.
Figuriamoci ora, dopo la sconfitta della Nazionale azzurra in Svezia, anticamera di una possibile (probabile?) esclusione dal mondiale 2018.
Eppure, resta vero quello che una volta mi disse Enzo Ferrari sulla relazione indiretta tra Nazionale azzurra e Nazionale Rossa.
Il concetto più o meno era questo.
Le due Nazionali, in campo e in pista, hanno un problema, borbottò il Vecchio al ragazzino che ero. Tutti credono di capirne e invece…
Di sicuro è bello che ci sia qualcosa, l’Italia del calcio e la Ferrari, che ci unisce nel sentimento popolare.
Ma meglio sarebbe, in entrambi gli ambiti, smetterla di pontificare. Per settimane ho sentito raccontare, ad esempio, che rispetto agli svedesi potevamo vantare una acclarata superiorità. E io non capivo da dove venisse tanta sicurezza.
Allo stesso modo, sulla Ferrari, persino a prescindere dal l’esito delle libere brasiliane, mi imbatto spesso in sciocchezze sesquipedali. Non vinciamo il mondiale dal 2007 di Kimi, non è che i problemi siano cominciati con Vettel, eh.
Tutti si credono competenti su calcio e Ferrari, mi spiegava il Drake.
Dio, come aveva ragione.
Ps. Spazio sotto per la pole di Interlagos.