Vorrei cominciare l’anno con un regalo. A me stesso e a chi,con lo spirito giusto, frequenta questo amabile luogo.

Unico nel suo genere.

Allora, io avevo letto in tempo reale, sul numero 1 del 1994 di Autosprint, l’articolo che Franco Gozzi, storico braccio destro del Drake, mi volle affettuosamente dedicare. Ma sapete com’è, i traslochi, le cose che vanno perse, l’ho messo lì l’ho messa là, la rava e la fava, la memoria che vacilla e magari forse ti sei sognato tutto!

Per fortuna viene ancora Natale e mani gentile hanno recuperato il brano che qui sotto ripropongo.

C’è un motivo, se noi siamo quello che siamo. C’è un motivo, per fortuna, se la vita è andata in un certo modo.

Franco Gozzi, che purtroppo non c’è più, l’ha sempre saputo. Ha sempre saputo che io avevo (e ancora ho) un debito enorme di gratitudine nei suoi confronti.

Buon 2018 a tutti.

FRANCO GOZZI, rubrica Il Tunnel, Autosprint numero 1, gennaio 1994.

“A Maranello, poco prima di Natale, c’è stata la premiazione piloti che la Ferrari organizza ogni anno a conclusione della stagione agonistica. Di tante che se ne fanno, questa è forse la riunione più importante della Casa, certo la più esclusiva perché è rigorosamente riservata ai collaboratori del Reparto Corse.

Niente pubblico, né giornalisti, soltanto qualche invito a pochi amici e taluni personaggi, per cui l’esservi ammessi è inteso e avvertito come un significativo privilegio. Non mancano ovviamente le eccezioni: in qualche occasione per esempio la riunione è stata fatta coincidere con l’annuale Conferenza Stampa e allora la partecipazione è risultata molto più aperta. Altre volte è stata abbinata alla assegnazione del Premio Dino Ferrari, giornalistico e fotografico, per cui, senza infrangere il carattere di ‘manifestazione interna’, l’invito è stato esteso ai vincitori del Premio e questo è il caso del 1993.

Il premio fotografico è toccato a Enzo Isaia, un poeta dell’obiettivo, mentre quello giornalistico -il 31esimo e ultimo della serie perché l’anno prossimo avrà un più ampio respiro diventando internazionale- è stato attribuito ad un articolo sull’accoglimento della Ferrari al Museo d’Arte Moderna di New York, pubblicato dal Resto del Carlino e scritto da Leo Turrini.

A proposito di questo giovane autore c’è un retroscena che va indietro nel tempo fino al 1987, per la precisione all’1 novembre di quell’anno, quando Berger vinse il Gran Premio del Giappone.

Con la differenza dei fusi orari la bella notizia arrivò in Italia alle primissime luci dell’alba e così andò sui giornali il giorno dopo. Titoloni, gradi spazi, tutto il peana che solleva sempre una vittoria della Ferrari, figurarsi poi una vittoria come quella che veniva ad interrompere un lungo digiuno. Editoriali, commenti, interviste a non finire: il giro completo, dal parroco che suona le campane a casa a Gianni Agnelli.

E Ferrari, era contento Ferrari? Di Enzo Ferrari tutti, ma proprio tutti i giornali riportavano in cronaca il particolare della sua telefonata a Berger alle 6,30 del mattino per dirgli “Grazie”.

Il Resto del Carlino aveva in più una finestrina in corsivo, firmata Leo Turrini, che azzardava una interpretazione del sentimento del Grande Vecchio. Ferrari? Aveva ballato in piazza. Nessun testimone, nessuna prova, eppure Turrini era sicuro, come se l’avesse visto, e giurava: era lui, solitario in mezzo alla grande piazza di Maranello, lui bianco di cera ottantanovenne, con le sue gambe malandate e ballava in quell’atmosfera rarefatta, scandendo alla luna un forsennato, interminabile tip-tap.

Un’immagine inusitata, surreale, con la sua brave dose di irriverenza. Ferrari ne fu colpito. “Ma chi è questo qui -sbraitò- e che baggianate tira fuori?”. Era uno sdegno però, a conoscerlo bene, che mascherava curiosità, interesse, apprezzamento. E infatti concluse: “Tienilo d’occhio questo qui”.

Ora, è vero che le giurie non sono influenzabili, d’accordo, ma tu, caro Turrini, potrai pure raccontare ai tuoi nipoti che il premio giornalistico 1993 te l’ha dato Enzo Ferrari, nonostante sia morto da cinque anni e mezzo”.