L’ALTRA MATTINA ho perso il treno. Capita, mi direte. Certo, capita a tanti, tutti i giorni. Ma a me è capitato per la prima volta in venticinque anni. Venticinque anni in cui, ogni giorno, mi sono ritrovato sulla banchina, puntuale, ad attendere un treno che non sempre era altrettanto puntuale. E per quanto l’ho perso? Per cinque minuti. Sul momento ho pensato fosse un segno del destino (si prega di non ridere): segnale che è ora di andare in pensione, visto che da tempo ho maturato i requisiti. E sapete che vi dico? Dopo qualche giorno lo penso ancora. Salvatore, Voghera

CINQUE MINUTI. Una unità temporale ma anche una sorta di dimensione spirituale. “Mi dai cinque minuti?” (la moglie/fidanzata al marito/fidanzato, perché si disponga ad un’attesa che, in realtà, sarà di qualche ora). “Solo cinque minuti” (per ridurre al massimo un incontro indigesto, fingendo un impegno inderogabile). “Richiami fra cinque minuti” (al seccatore, in modo da memorizzarne il numero ed evitarlo per il futuro e per l’eternità). “Quando mi prendono i cinque minuti …” (quando vogliamo apparire le persone terribili che siamo lontani dall’essere). “Cinque minuti e un jet partirà”, flautava una canzone degli anni Sessanta, magici e irripetibili. Furono sei, soltanto uno in più, i minuti di Rivera nella finale Italia-Brasile, a Messico ‘70. Al nostro affezionato corrispondente, che abbiamo avuto più volte il piacere di ospitare nella rubrica, vogliamo dire che lo capiamo molto bene. Un fatto eccezionale, un “unicum”, un ritardo di qualche minuto in una vita di rigorosa puntualità pendolaresca, non possono che colpire e fare pensare.

Un segno del destino, si chiede Salvatore? Ma no. A Salvatore, con il “tu” della fratellanza pendolare, ci permettiamo di dare un piccolo consiglio: “Caro Salvatore, una di queste mattine, quando suona la sveglia, girati dall’altra parte. Chissà quante volte hai desiderato farlo. Fallo. In strada rallenta il passo. Un caffè. Una sosta all’edicola dove, come sempre, troverai ‘Il Giorno’. Arriverai in stazione. Ovviamente il treno è partito. L’hai perso. Per la seconda volta. Una seconda volta che cancellerà la prima, quella prima volta che ti ha suggerito tanti pensieri. E perdi il treno un’altra volta: una terza, magari anche una quarta. Vedrai che l’esorcismo funzionerà. Scenderai dal tuo treno quando sarai tu (e non il destino) a deciderlo”. Una informazione a Salvatore e a tutti. Trenord ha immesso in servizio sulle linee del Passante due nuovi treni Tsr (Treno servizio regionale) da quattro carrozze a doppio piano, per 436 posti a sedere, quindi con una capacità globale di oltre 800 viaggiatori. Altri due treni dello stesso tipo saranno in servizio entro l’estate. Per la fine del 2017 saranno 10 i nuovi Tsr in circolazione sulle linee Trenord. gabrielemoroni51@gmail.com