TRENT’ANNI di quotidiano pendolarismo per insegnare nelle scuole della provincia mi autorizzano a fare una riflessione. Devo premettere che è una vita che mi piace e non penso mi stancherà. Lamento però una cosa: i pendolari del terzo millennio sono più maleducati di quelli delle generazioni che li hanno preceduti. E non parlo solo dei ragazzi che ascoltano musica e spesso uniscono la loro voce a quella del cantante. Sono maleducati anche i pendolari più attempati. Renata, Milano 

GENTILE PROFESSORESSA, lei sostiene che il tasso di maleducazione ferroviaria si è alzato. Può essere. Ma vorremmo dire, senza assumere la difesa d’ufficio della categoria, che anche i pendolari, come è inevitabile, sono figli dei tempi. E i nostri sono come li vediamo e li sperimentiamo ogni giorno: tempi troppo veloci, frenetici, superficiali e anche maleducati, tempi in cui sono saltate alcune regole fondamentali. L’educazione è una di queste. Con i tempi nuovi le occasioni per essere maleducati si sono moltiplicate. In passato salivano in treno le categorie classiche della cattiva educazione. Il maleducato costituzionale, quello che lo era anche a terra e non smetteva di esserlo a bordo. Gli urlatori incapaci di mantenere la conversazione a un normale livello di decibel: non era necessario tendere l’orecchio per essere informati degli impegni di lavoro, delle problematiche familiari, delle passioni sportive, dei pettegolezzi di vicinato, tanto che a volte si sarebbe voluto intervenire con un parere, un consiglio, un suggerimento, una domanda.

LA CARICA dei nuovi (nuovi si fa per dire, dal momento che agiscono e colpiscono ormai da anni) maleducati è guidata dai possessori di telefonini. Visto che solo una minoranza di italiani, tanto esigua da poter essere raccolta in un club, non possiede un cellulare, i ferro-maleducati hanno potuto tranquillamente allignare e proliferare. Suonerie laceranti. Conversazioni a voce alta. E poi ci sono gli i.pad e altro ancora. Che fare? Proviano a formulare una proposta assolutamente modesta. La nostra professoressa pendolare potrebbe mettersi alla testa di un manipolo di viaggiatori attivi e sensibili come lei al richiamo dell’urbanità e dedicarsi a un’opera di apostolato ferroviario e di utile prevenzione. Come? Con il ragionamento e la persuasione lei e gli altri potrebbero richiamare i passeggeri che tengono comportamenti inadeguati, a cominciare dai classici e mai scomparsi piedi depositati sul sedile di fronte, fino a segnalare al personale di servizio (sempre che si riesca a trovarlo) i comportamenti più incivili. Servirebbe a qualcosa? Forse no. Non illudiamoci. Però proviamoci. Con il coraggio dell’utopia e quella forza di volontà che non ha mai fatto difetto ai pendolari benpensanti.

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