POCHI se ne sono accorti, ma il presidente designato della Confindustria, Vincenzo Boccia, sta cominciando a muoversi in modo molto diplomatico, a dispetto del temperamento caliente da uomo del Sud. E, così, pochi giorni dopo la sua elevazione al trono dell’Eur, il successore di Squinzi è andato proprio nella tana del lupo, a Bologna, nella città del suo grande rivale Alberto Vacchi.

Un’abile mossa che dimostra molta diplomazia: gli imprenditori italiani, con la crisi che ancora si ritrovano, non hanno certo bisogno di fratture o di lacerazioni. Una specie di incontro di Teano, considerando le origini campane di Boccia, solo che il summit si è tenuto nei dintorni del capoluogo emiliano e senza neppure il piatto di tortellini che, da quelle parti, è considerato il calumet della pace.

In questo caso uno dei due era lo sconfitto mentre Garibaldi e Vittorio Emanuele II avevano vinto entrambi. II prossimo “numero uno” di viale dell’Astronomia ha fatto ancora di più: avrebbe invitato nella propria squadra di vertice anche il milanese Sergio Dompé che nella corsa confindustriale si era, invece, schierato con Vacchi. La medicina giusta, quella dell’ex presidente di Farmindustria, per fare passare i mal di pancia.

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