“RIEN NE VA PLUS” a Palazzo Chigi. Renzi ha, infatti, deciso di puntare le sue “fiches” sul referendum del prossimo ottobre perché sa perfettamente che proprio allora si giocherà tutto. La ragione di questa scelta è semplice ma anche obbligata: il premier si sta rendendo conto, al di là delle dichiarazioni ufficiali, che, alle Comunali di giugno, potrebbe perdere quasi tutti i grandi capoluoghi nei quali oggi governa il Pd. E, invece di vendemmiare, in autunno rischia di restare a secco. I sondaggi parlano chiaro: tranne Bologna – dove peraltro ci sono malumori nella sinistra contro il sindaco uscente Merola che non può essere certo considerato un renziano doc – a Milano, Napoli, Torino e persino a Roma la partita resta apertissima con forti rischi, per il giovin Matteo, di un ribaltamento generale. Le previsioni sono incerte soprattutto sotto la Madonnina, perché la candidatura di Stefano Parisi,rafforzato dal passaggio di Corrado Passera nelle sue milizie, ha riaperto tutti i giochi rendendo sempre più nervoso Beppe Sala, il favorito ante-litteram.

È SCONTATO, a questo punto, che i due contendenti vadano al ballottaggio con forti probabilità che i voti dei grillini siano poi dirottati verso l’uomo del centrodestra in funzione anti-Renzi. Insomma, se qualche giorno fa c’era la possibilità di una rottura pure a Milano del patto tra Berlusconi e Salvini nel nome di Parisi, oggi, dopo l’intervista rilasciata al “Giorno” dal segretario della Lega che indica le condizioni per rifare pace con il Cavaliere, l’eventualità di un divorzio ambrosiano sembra proprio tramontata. A Napoli, invece, la sinistra dovrebbe ancora vincere, ma De Magistris è un acerrimo avversario del sindaco d’Italia: la sua rielezione (sull’altro fronte è in campo Lettieri) non sarebbe certo benedetta da Palazzo Chigi. Anche a Torino Fassino potrebbe fare il bis ma, sulla sua strada, la grillina Chiara Appendino sta diventando sempre più pericolosa: gli ultimi sondaggi danno la sfidante sotto appena di un punto. Al ballottaggio potrebbe, così, superare l’ex segretario del Pd considerando che il centrodestra (con Osvaldo Napoli) dovrebbe, in qualche modo, restituire ai Cinque Stelle il favore che Parisi potrebbe ricevere al secondo turno meneghino. Resta in piedi il discorso di Roma dove, grazie ai pasticci combinati dai moderati che non sono stati capaci di presentare un candidato unico, la grillina Raggi appare ancora favorita. Con il ritiro di Bertolaso, però, i giochi si sono in parte riaperti: il dem Giachetti si contende ora il ballottaggio con la Meloni e con l’ultima scelta di Berlusconi, quel Marchini che, al secondo turno, potrebbe persino vincere sul filo di lana la corsa al Campidoglio. In una situazione così magmatica diventa, dunque, comprensibile l’atteggiamento di Renzi che minimizza la portata delle prossime elezioni amministrative per concentrarsi sulla prova del nove autunnale, dove potrà contare su appoggi trasversali (a cominciare da Verdini che ha appena formalizzato la sua santa alleanza con il premier) e dove non sarà neppure necessario raggiungere il “quorum” dei votanti. Penso proprio che, in ottobre, non ci sarà, comunque, una marcia su Roma, semmai su Firenze con il ritorno a casa di Matteo. giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net