F ORSE è in arrivo il giorno della Liberazione anche per il sistema bancario italiano: lo speriamo tutti. È vero, i problemi sul tappeto sono ancora tanti e la situazione, basta vedere cosa accade a Vicenza, è ancora grave, ma il peggio potrebbe essere davvero passato. Dal ridotto della Valtellina (a Bormio si è tenuta ieri l’assemblea della Popolare di Sondrio) è partita la controffensiva: noi ci siamo. E, in effetti, ci sono alcuni segnali che fanno sperare: in particolare, registriamo due fatti che dovrebbero servire a voltare pagina. Il primo è rappresentato dal varo del fondo Atlante, il secondo è il disco rosso alle richieste tedesche avanzate al vertice Ecofin di Amsterdam. Cominciamo da Atlante che è un’esperienza inedita anche nel contesto europeo, per dare maggiore stabilità al sistema finanziario. Già adesso, comunque, appare come un’iniezione di fiducia per il mondo del credito in preda ai postumi del crac dei quattro istituti.

NON TUTTI sono d’accordo sul via libera al nuovo fondo: ieri un osservatore di cose economiche come Oscar Giannino diceva, ad esempio, che trattasi della solita soluzione all’italiana. Eppure qualcosa si muove e il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha sottolineato, in un’intervista, che è molto importante che nel settore bancario comincino ad investire anche gli italiani e non solo gli stranieri. MA C’È ANCHE la seconda vicenda che induce, oggi, a un maggior ottimismo nonostante le previsioni meteorologiche indichino ancora brutto tempo sul mondo del credito. Mi riferisco allo stop delle pretese, nell’ultima riunione dell’Ecofin, dei soliti tedeschi – sostenuti, in questo caso, da Olanda e Finlandia – di introdurre un tetto ai titoli di Stato posseduti dalle banche.

È, INFATTI, passato il principio, sostenuto in particolare da italiani e francesi, di allargare il discorso all’intero Occidente e, quindi, come ha sostenuto lo stesso Mario Draghi presidente della Bce, di passare la palla al Comitato di Basilea che comprende tutti. In questo caso, riuscire a mettere un fermo ai panzer “uber alles” che rispondono al nome di Merkel e Schauble è già un bel successo. ANCHE se si tratta solo di una vittoria, diciamo così, morale, il segnale è importante: nessuno può più dettar legge soprattutto quando ci troviamo davanti ad una situazione d’emergenza. Troppo poco per passare alla “fase due”, quella del rilancio? Può essere, ma la fumata nera (per Berlino) di venerdì tra i tulipani, ha dimostrato che l’Italia non è più isolata e che gli equilibri, all’interno dell’Europa delle moneta, stanno cambiando. Di questi tempi, è già qualcosa: che ci sia davvero un 25 Aprile delle banche?

giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net