GLI HANNO messo la mimosa in testa per la Festa della donna dieci anni fa, hanno riprodotto le sue pudenda su boxer e grembiuloni da cucina. Hanno utilizzato la sua immagine per pubblicizzare prosciutti e la qualunque.

Ma questo è veramente troppo! Mettere un’arma fra le braccia muscolose del David (in questo caso non uno qualunque, ma il capolavoro-totem di Michelangelo, custodito alla galleria dell’Accademia di Firenze) è un paradosso che nessun essere umano vorrebbe vedere. Proprio lui, il simbolo del piccolo (e giusto) che sconfigge il gigante (cattivo) con la sola forza dell’intelligenza – e l’uso di una fionda – è diventato l’involontario testimonial per reclamizzare un’arma dell’industria bellica Usa ArmaLite, che lo mostra mentre imbraccia un fucile d’assalto.

IMMEDIATE le reazioni indignate di storici dell’arte e del ministro per i Beni culturali, Franceschini, che ieri ha stoppato la campagna. «L’immagine pubblicitaria del capolavoro di Michelangelo armato offende e viola la legge – annuncia il ministro su twitter – . Agiremo contro l’azienda Usa, che deve ritirare subito lo slogan». E presto potrebbero esserci provvedimenti precisi.

Dalle rive dell’Arno, la soprintendente per il Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, annuncia una «diffida all’azienda dal continuare a divulgare l’immagine del David col fucile». Nella campagna pubblicitaria, la società statunitense ha utilizzato il David armato – il tutto condito dalla scritta “A work of art” – per lanciare un fucile tipo “bolt action”.

«L’azienda americana non ci ha mai interpellato – assicura il direttore dell’Accademia, Angelo Tartuferi – . Eppure esiste un iter ben preciso, una via maestra da seguire per chiunque voglia utilizzare a fini commerciali l’immagine del David, così come di altri capolavori: è indispensabile infatti sottoporre alla direzione del museo un progetto, un bozzetto dell’eventuale pubblicità».

Ma ArmaLite non l’ha fatto: anzi, sul proprio profilo Fb mette lo stesso fucile esposto in un museo fra due capolavori: “American Gothic” di Grant Wood e “La Gioconda” di Leonardo. «Non siamo contrari a priori all’uso dei capolavori a fini commerciali – conclude il direttore Tartuferi – , ma questo deve avvenire all’interno dei giusti canali e del buon gusto. Queste incursioni sono comunque inarrestabili. Mi ricordo tanti casi in cui proposte simili sono state respinte proprio perché devianti e invasive». Bolt action: più invasiva di così, addirittura… da assalto.

letizia.cini@quotidiano.net