C’era una volta l’Italia dei servizi. Per tutti e dappertutto. C’erano paesini che non erano neppure frazione di un paese, che avevano ufficio postale, banca, e pure il distributore di benzina. Un pieno ogni due settimane a un automobilista di passaggio che aveva sbagliato strada. Foto sbiadite, in bianco e nero. Peccato che fosse ieri. Oggi, si chiude. Ospedali, 118, tribunali, uffici giudiziari, poste, bancomat. Nei piccoli centri, ma anche nei medi. Nell’era della mobilità, se hai un bisogno e non abiti in una città o cittadina di discrete dimensioni, devi prendere un mezzo e spostarti. Per un bonifico, come per un intervento chirurgico. Perché vicino a casa è rimasto un presidio sanitario, certo. Peccato sia di otorino, mentre tu hai l’appendicite. Insomma, è tale e tanta l’inversione di tendenza, che è obbligatorio chiedersi: si è sbagliato allora, o si sta sbagliando oggi?
La risposta è che probabilmente sono vere tutte e due le cose. Si è sbagliato quando si è gonfiato qualunque tipo di servizio, spesso con una logica clientelare. Pensiamo alla sanità, nostra eccellenza nazionale almeno in gran parte delle regioni, ma anche enorme serbatoio di voti. Con certi dipartimenti, o cattedre nel caso delle cliniche universitarie, moltiplicati come i pani e i pesci del Vangelo. Con tante Asl inamovibili e intagliabili (a differenza delle Province) mentre calano i posti letto.

Con centrali del 118 sparse ovunque, con un occhio ammiccante alle associazioni presenti sul territorio, e in barba alla logica rigorosa di un call center che può lavorare anche dall’Irlanda. Poi succede come in Toscana, ma non solo, che arrivano i tagli veri, le razionalizzazioni, e si chiude. Sbagliando. Stava per chiudere persino l’ospedale di Portoferraio, quando tutti sanno che per un’isola devono valere logiche diverse. Che le navi a una cert’ora sospendono le corse, e che gli elicotteri di notte non viaggiano quasi mai. E che a volte capita, malauguratamente, di star male anche quando il mare è grosso. Demenziale. Così come è altrettanto demenziale per l’isola d’Elba la chiusura dell’ufficio giudiziario, non essendo ancora stato costruito un ponte che consenta a cittadini e avvocati di raggiungere in tempi ragionevoli Livorno.

Discorso che vale ovviamente anche per Montepulciano, l’Umbria o Viareggio che pure di ponti non ne hanno bisogno. Con l’impressione che questa riforma (?) con cui si è messo mano alla macchina della Giustizia, porti pochi risparmi, e molti disagi. Per farla breve. Nessuno nega che si debbano ridurre le spese. Ma in primo luogo bisognerebbe ammettere che questo non dipende solo dai morsi della crisi, ma anche dallo scialo clientelare di cui sono stati protagonisti molti di quelli che oggi girano con le forbici in mano. E in secondo luogo bisognerebbe che queste forbici fossero usate prima nei Palazzi e nelle loro mille ramificazioni, poi, con misura e intelligenza, nei servizi essenziali per i cittadini. Peccato che a tagliare sia lo stesso Palazzo. E si vede.

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