Bologna, 14 novembre 2017 – Grande festa per i primi cinque anni di vita di Allattami - la Banca del Latte Umano Donato di Bologna (www.allattami.it) progetto senza scopo di lucro promosso dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna in collaborazione con Granarolo, con la partecipazione dell’Associazione Cucciolo costituita dai genitori dei bambini nati pretermine. Nell’occasione è stata allestita una mostra fotografica a firma di Nicoletta Valdisteno, che ripercorre per immagini le tappe più significative del progetto.

La somministrazione di latte umano nei neonati prematuri favorisce l’accrescimento e lo sviluppo. Non sempre però le madri di questi bambini, sottoposte a stress fisici e psicologici, hanno risorse a sufficienza. Per rispondere a questo bisogno è nata a settembre 2012 la Banca del latte umano donato al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, allargandosi successivamente all’Ospedale Maggiore di Bologna e al Policlinico di Ferrara. Noi ne avevamo scritto per la prima volta in un reportage pubblicato sulle pagine medicina del Quotidiano Nazionale del 3 dicembre 2012.

Dall’inizio del progetto sono stati raccolti 19.517 biberon, equivalenti a 2.342 litri di latte materno, e sono state coinvolte 163 mamme donatrici. In particolare, ad oggi sono 16.560 i biberon utilizzati dalle strutture sanitarie emiliane, di cui 6.058 dalla Terapia Intensiva Neonatale e 6.084 dalla Neonatologia del Policlinico Sant’Orsola, 3.898 dall’Ospedale Maggiore di Bologna e 520 dal Policlinico di Ferrara.

Ogni anno a Bologna – ha dichiarato in un comunicato il direttore generale del Policlinico Sant’Orsola, Antonella Messori – nascono in media 100 bambini con un peso inferiore al chilo e mezzo. Il latte materno è per loro una vera medicina: fornisce le preziose sostanze nutritive nella forma più assimilabile, rafforza il sistema immunitario e favorisce lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Non sempre però la loro mamma ha la possibilità di allattarlo: in questi casi è fondamentale la presenza della Banca del Latte.

Allattami – ha dichiarato Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo – è un progetto unico in Europa di collaborazione fra un’istituzione sanitaria e un’azienda privata. È nato da una comunione di intenti: rispondere a un bisogno della nostra città, Bologna, che non aveva una banca del latte, e mettere a fattor comune tante conoscenze. A 5 anni dalla sua nascita siamo orgogliosi dei risultati raggiunti e animati dal sogno, neppure troppo remoto, di far crescere ulteriormente la rete.

Grazie al latte umano donato – ha affermato Luigi Corvaglia, responsabile della Terapia intensiva neonatale del Policlinico Sant’Orsola – al S. Orsola, nei bambini con peso alla nascita inferiore a 1500 grammi, sono notevolmente diminuite alcune gravi patologie. In particolare il tasso di enterocolite necrotizzante è passato dal 14% del quinquennio 2008-2012 al 6% del quinquennio 2013-2017 con una riduzione particolarmente marcata negli ultimi 3 anni, quando è scesa al 2,6%. Anche il tasso di infezioni neonatali tardive, spesso associate alla necessità di utilizzare a lungo i cateteri venosi centrali, si è ridotto nello stesso periodo dal 9% al 6%, grazie a un’oculata strategia anti-infezione messa in atto dell’equipe, ma anche a una più precoce rimozione dei cateteri venosi centrali per la migliore tolleranza all’alimentazione e l’effetto positivo del latte umano sulle difese immunitarie del pretermine.

Allattami seleziona le mamme donatrici, ritira il loro latte direttamente a casa, lo pastorizza e conserva in condizioni di massima sicurezza e lo fornisce agli ospedali. Le mamme donatrici, selezionate dai medici del Policlinico Sant’Orsola, ricevono tutte le informazioni e le attrezzature utili per il prelievo e la conservazione del latte, senza nessuna spesa per loro e nessuna scomodità. Un tecnico specializzato passa direttamente a casa delle donatrici e trasferisce i campioni raccolti nell'area indipendente adibita alla banca del latte, in prossimità dello stabilimento Granarolo di Bologna. Qui i biberon vengono sigillati e pastorizzati per renderli massimamente sicuri per i neonati che lo riceveranno, e successivamente stoccati in appositi refrigeratori. Ogni passaggio dei biberon viene tracciato: da quando vengono consegnati, vuoti e sterili, nelle case delle donatrici, fino a quando arrivano alle terapie intensive neonatali che ne hanno fatto richiesta.