Benessere

Per la prima volta nel 2016 gli scavi archeologici di Pompei supereranno abbondantemente i 3 milioni di visitatori, conquistati anche grazie all'arrivo tra le rovine della civiltà del cibo degli antichi romani. Tra i piatti tipici c'era il garum, una salamoia di pesce lasciato fermentare al sole mentre, tra le bevande economiche, la più diffusa era la pòsca, aceto diluito in acqua. I panettieri sfornavano invece almeno dieci tipi di pane nei 35 forni censiti nella città.
Nasce così 'Eatstory - da noi il cibo ha una storia': il progetto di Coldiretti in collaborazione con il ministero dei Beni Culturali che, a partire da adesso e per tutte le festività di Natale e fine anno, punta a fare rivivere ai visitatori degli scavi atmosfere e sensazioni del passato con la degustazione di pietanze o l'acquisto di prodotti preparati secondo le tecniche di allora. 

Appena alzati, la mattina, i pompeiani facevano una prima colazione (jentaculum) a base di pane con aglio e formaggio, oppure datteri, uova, miele e frutta, e a volte anche di carne, dal momento che la colazione costituiva uno dei due pasti principali della giornata. A volte i cibi del jentaculum erano gli avanzi che ogni invitato aveva il diritto di portare via dal banchetto della sera precedente. I bambini, andando a scuola, si fermavano lungo la strada e comperavano biscotti appena sfornati (adipata). Verso mezzogiorno, poi, seguiva uno spuntino leggero (prandium) tanto per arrivare non troppo affamati all'ora della cena. Era in genere un pasto freddo e rapido, con legumi, pesce, uova e frutta. Il pasto principale era la cena, più o meno abbondante, consumata a iniziare dal pomeriggio, tra le due e le tre, dopo essersi recati alle terme. Dopo la cena seguivano le bevute in un triclìnio con il vino che era la bevanda più diffusa e veniva prodotto in due qualità: bianco e rosso, tagliato con acqua e aromatizzato con miele, spezie o erbe, secondo la soprintendenza di Pompei.

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