La tendenza è ormai conclamata: quando si tratta di trascorrere una serata in compagnia, sempre più persone tendono a privilegiare i cocktail bar di qualità. Al di fuori delle capitali italiane del buon bere, però, cioè soprattutto Roma e Milano, non è sempre facile trovare il posto giusto. La soluzione è nella guida ai migliori cocktail bar d'Itala, scaricabile come app dal sito della rivista specializzata BlueBlazer.

LA GUIDA AI MIGLIORI COCKTAIL BAR D'ITALIA

Completamente gratuita, la guida contiene gli indirizzi, le informazioni e tutte le novità su oltre 160 cocktail bar della penisola, attentamente selezionai da un gruppo di esperti. Per facilitare la consultazione, i locali sono stati suddivisi in quattro categorie: i cocktail bar propriamente detti, i bistrot/restaurant (per chi vuole affiancare ai cocktail una cenetta degna di nota), gli hotel bar (quelli cioè all'interno dei grandi alberghi e che possono essere frequentati anche da coloro che non sono clienti) e infine gli speakeasy, vale a dire quel tipo di locale che si rifà alle atmosfere raccolte e 'segrete' del Proibizionismo.

GRANDI CITTÀ MA NON SOLO
Giunta alla sua terza edizione, la guida copre tutte le regioni d'Italia e riserva un'attenzione particolare alle realtà di provincia, tanto interessanti quanto spesso difficili da scoprire. Così, accanto alle grandi città come Roma Milano e Firenze, trovano spazio paesi con poche centinaia di abitanti come Acquapendente, in provincia di Viterbo, o Mirano, non lontana da Venezia. Una volta scaricata la app ci si può geolocalizzare per avere subito un quadro dell'offerta là dove ci troviamo, oppure si può programmare una gita verificando cosa offre la meta designata.

QUALITÀ DEI COCKTAIL MA NON SOLO
Ovviamente, la qualità delle materie prime e l'abilità dei bartender sono criteri imprescindibili per entrare nella guida dei migliori cocktail bar d'Italia. C'è però un ulteriore elemento che vale la pena sottolineare. Con le parole dei responsabili di BlueBlazer: “Non scegliamo mai un locale perché fa bene da bere. Non è quello che ci interessa per primo. Consideriamo soprattutto l’alto grado di accoglienza, ormai sempre più rara, che si traduce nella capacità di far stare bene il cliente, consentendogli di vivere un’esperienza completa. Poi, ovviamente, viene anche il cocktail”.

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