Un’assunzione costante ed eccessiva di fruttosio è pericolosa per il fegato dei bambini, proprio come l’alcol per gli adulti. A rivelarlo è uno studio italiano dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology, che ha mostrato una correlazione tra l’abuso di questo monosaccaride e la comparsa di malattie epatiche nei più piccoli.

ATTENZIONE A BIBITE, MERENDINE E MARMELLATE

Il fruttosio è usato in molti snack per bambini perché, a differenza del classico zucchero, per essere metabolizzato non ha bisogno dell’insulina. È dunque un’alternativa potenzialmente utile a scongiurare picchi glicemici improvvisi. Secondo lo studio, i cibi e le bevande che contengono più fruttosio sono, nell'ordine ordine: 100 grammi marmellata (58,7 grammi di fruttosio), una lattina di una bibita gassata (48 grammi), una merendina con marmellata (46,5 grammi), una merendina con crema al latte, una tortina di pasta frolla, una merendina con pan di spagna, un cornetto e una bottiglietta di succo di frutta. Il fabbisogno giornaliero di fruttosio per i bambini è di 25 grammi.

IL FEGATO È ESPOSTO A PIÙ RISCHI

La ricerca è stata effettuata su un campione di 271 bambini (età media di circa 11 anni) affetti da fegato grasso, causato da un’alterazione del metabolismo dei lipidi. Il livello di sostanze derivanti dal fruttosio è risultato più alto del normale nella metà dei casi. In base a queste osservazioni, gli esperti sono arrivati alla conclusione che ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero può aumentare di una volta e mezzo la possibilità di contrarre malattie gravi al fegato.

ACIDO URICO E MALATTIE EPATICHE
Gli esperti si sono soffermati sull’acido urico, ossia una delle sostanze prodotte dal fegato dopo che il fruttosio viene metabolizzato. Quando si abusa di questo monosaccaride avviene una sovrapposizione di acido urico, che mette a serio rischio la salute del fegato (provoca insulino-resistenza e stress ossidativo). Tali conseguenze, soprattutto nei bambini con un fegato non in perfetta salute, possono a lungo andare provocare malattie epatiche gravi.