La felicità? Una camminata nel bosco, un po' di giardinaggio, due passi in un prato. Sembra non ci sia niente di meglio che qualche ora all'aperto per sentirsi più in forma e felici. Lo dicevano i nostri nonni, ma da tempo lo sostiene anche la scienza: la ricerca della University of Essex, appena pubblicata in collaborazione con il Wildlife trust, è solo l'ultima in ordine di tempo a sostenere questa teoria.

MISURARE L'EFFETTO DELLA NATURA
Conosciamo il potere benefico della natura, ma lo comprendiamo meglio quando qualcuno lo quantifica e lo definisce attraverso gli strumenti della scienza. I ricercatori inglesi hanno reclutato 139 persone e arruolate in programmi di conservazione della natura in tutta l'Inghiltera per conto del Wildlife. I loro compiti prevedevano di svolgere lavori all'aria aperta e a contatto anche con animali.

OTTIMISMO E SALUTE MIGLIORANO
Se all'inizio i livelli di benessere dei partecipanti (in sostanza la percezione di se stessi) erano bassi rispetto alla media nazionale, dopo 12 settimane di volontariato si è registrato un miglioramento del 19%. I partecipanti hanno riportato “crescenti livelli di ottimismo, salute e attività in relazione alla loro permanenza nella natura”. Le azioni di difesa dell'ambiente sono state le più apprezzate e coinvolgenti, si legge nel paper, in grado di fornire nuove competenze, che notoriamente sono un modo per far crescere il livello di coscienza di sé.

UN AIUTO PER LA SALUTE PUBBLICA
Alcuni hanno dichiarato di sentirsi rinati una seconda volta, altri hanno sentito un importante aiuto contro la loro depressione e ansia, altri hanno riscontrato un miglioramento nelle capacità decisionali. Dominic Higgins del Wildlife Trusts spiega che: “Risulta chiaro come immergersi nella natura abbia avuto un impatto notevole sula salute di queste persone. Si sono sentite meglio con loro stesse e con gli altri. Secondo gli autori dello studio, il Ministero della Salute dovrebbe prendere nota di questi risultati, che potrebbero ridurre il peso della spesa pubblica grazie a nuovi modelli di cura che vadano oltre i farmaci".