Milano, 29 aprile 2017 - Presidio partecipato e pacifico davati al Palazzo di Giustizia a Milano a sostegno degli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill. Dichiarazioni degli imputati alla stampa: "E' stata una disobbedienza civile per la causa e lo rifaremmo".

Ieri, venerdì 28 aprile 2017, si è svolta la prima udienza del processo che vede imputati le attiviste e gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill che, il 20 aprile 2013, occuparono lo stabulario del dipartimento di Farmacologia dell'Università Statale di Milano. Quel giorno, grazie a filmati, foto e alla scoperta di documenti inerenti agli esperimenti lì condotti, quel luogo anonimo e invalicabile fu mostrato per ciò che era, ovvero un centro di detenzione e tortura per centinaia di animali. In seguito a una strenua trattativa durata 10 ore con le forze dell'ordine e con i responsabili dell'Università, i cinque attivisti riuscirono a portare in salvo 400 topi e un coniglio. E' quanto riferisce una nota del Coordinamento Fermare Green Hill.

Dichiara un portavoce del Coordinamento: "Il presidio di supporto di ieri mattina è stato molto partecipato e ha visto la presenza di diverse associazioni antispeciste e animaliste e di persone che ci hanno riconfermato quanto l'azione da noi svolta quel giorno sia stata importante e significativa.
All'udienza l'Università degli Studi di Milano e il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) si sono costituiti parte civile con l'intenzione di richiedere il risarcimento dei danni che ci imputano. Affrontare questa causa legale così impegnativa e seria significa per noi avere l'opportunità di continuare ad abbattere il muro di silenzio dietro a cui si nascondono i laboratori di vivisezione animale".

Il processo è stato rimandato al 30 ottobre 2017 e questo darà tempo e modo al movimento di dare maggiore forza alla campagna di sensibilizzazione e informazione in merito alla sperimentazione animale e di ottenere maggiore supporto, non solo per gli attivisti coivolti, ma soprattutto per la battaglia contro questa pratica inaccettabile che una parte del mondo scientifico continua a difendere, conclude la nota del Coordinamento.
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