Ragusa, 7 novembre 2016 - La povera creatura è stata sottoposta a reiterati e sadici abusi, torturata con un ferro da maglia infilato nell’ano. LNDC ha sporto denuncia contro l’autore di questo efferato crimine e si costituirà parte civile in sede processuale. Ma, fa notare la presidente dell’associazione Piera Rosati, individui tanto socialmente pericolosi non possono rimanere a piede libero come prevede la normativa vigente. E Lega Nazionale per la Difesa del Cane non smetterà di lottare affinché le cose cambino. 

Non dava fastidio a nessuno. Era accudita da dei volontari locali ma Nerina, buona e socievole, era benvoluta da tutti a Vittoria, in provincia di Ragusa, soprattutto dagli addetti di un distributore di benzina, presso il quale la cagnolina aveva trovato un riparo di fortuna. Ma tutto ciò non l’ha salvata da una morte terribile per mano di un individuo malvagio e pervertito che l’ha presa di mira e ha infierito su di lei per due serate di fila penetrandole l’ano con un ferro per lavorare a maglia.

Le ripetute torture subite dalla piccina le hanno provocato lesioni tali da farla soccombere fra atroci dolori. A scoprire il macabro animalicidio è stato il titolare della stazione di servizio messo sull’avviso da diverse macchie di sangue sul selciato. Impensierito, ha visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza e ha scoperto ciò che era accaduto. Secondo quanto immortalato nei video, l’aguzzino di Nerina sarebbe un sadico cinquantenne senza fissa dimora di origini algerine. Nonostante la mostruosità dello scempio commesso questo essere abbietto però si trova a piede libero perché la legge del nostro Paese non prevede per i reati di maltrattamento e uccisione di animale né fermo né arresto. Sebbene questo essere deplorevole abbia rivelato una personalità sociopatica e di conseguenza una pericolosità sociale che potrebbe rivolgersi anche verso gli umani, purtroppo, circola regolarmente. 
“LNDC ha sporto denuncia e si costituirà parte civile in sede processuale” annuncia addolorata e traboccante di sdegno la Presidente di Lega Nazionale per la Difesa Cane.

“Il punto focale però è che la normativa vigente (189/04) per questi crimini prevede pene troppo deboli per consentire l’arresto e anche in caso  di condanna definitiva è assai improbabile che le pene detentive vengano scontate effettivamente” conclude Rosati. “Siamo quindi di fronte a una situazione inammissibile e non smetteremo di batterci perché le cose cambino e gli animali vengano finalmente considerati essere senzienti e che sia loro riconosciuta la dignità che meritano”.
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