Roma, 18 febbraio 2017 - Contenere i danni non uccidendo i lupi ma incentivando forme di prevenzione perché la loro tutela non si può scaricare solo sugli allevatori. È la soluzione che propongono i direttori del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnlam) Dario Febbo e del Parco Gran Paradiso Michele Ottino interpellati sul piano di Gestione e conservazione del lupo che tornerà in Conferenza Stato-Regioni giovedì 23 febbraio. Ci torna dopo il "no" delle Regioni al 5% degli abbattimenti selettivi previsto dal piano del ministero dell'Ambiente.

«Dopo 40 anni di protezione del lupo con leggi specifiche ora l'ipotesi di contenere la popolazione con abbattimenti controllati è un pugno nello stomaco» spiega il direttore del Pnlam Dario Febbo ricordando che il lupo «fa un servizio all'ecosistema perché garantisce l'equilibrio naturale» visto che ad esempio «si nutre per il 70% di cinghiali che si sono notevolmente diffusi e fanno tantissimi danni all'agricoltura». Nel condividere il Piano, che è «ben fatto dai migliori esperti italiani ed europei della specie del lupo», Febbo e Ottino si dicono d'accordo sulla necessità di «un sistema di contenimento» altrimenti «l'aumento incontrollato della specie confligge pesantemente con l'attivita economica». Per contenere la predazione, però, ci sono diversi «meccanismi come la recinzione elettrificata, cani da guardia e guardiani», spiegano suggerendo forme di contributi per prevenire gli attacchi. 
Per contatti con la nostra redazione: animali@quotidiano.net