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VERONA / OMICIDIO DI NICOLA TOMMASOLI

Confessano gli ultimi due aggressori
Il procuratore: "Omicidio volontario"

Federico Perini e Nicolò Veneri fermati dalla Digos in Lombardia dopo essere fuggiti all'estero. Catturati tutti gli autori del pestaggio
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Il luogo dove è stato picchiato Nicola Tommasoli Verona, 6 maggio 2008 - Hanno confessato anche Federico Perini e Nicolo' Veneri, fermati dalla Digos della questura di Verona per il pestaggio che ha causato la morte di Nicola Tommasoli. Lo ha detto oggi il responsabile della Digos, Luciano Iaccarino, affermando che ''hanno reso piena confessione''. ''Finalmente la partita e' chiusa - ha detto Iaccarino intervenendo ad 'Unomattina' su Raiuno - il cerchio che avevamo stretto a loro ormai era inesorabile, i ragazzi stessi, parliamo di persone appena adulte, 'ragazzini appena cresciuti', hanno capito che per loro non c'era scampo e che il loro girovagare per l'Europa doveva aver termine''. ''Stanotte - ha aggiunto - quando un volo charter e' atterrato da Londra all'aeroporto di Bergamo, noi eravamo li' sotto bordo e li abbiamo presi e portati in questura a Verona''.

 

La Digos di Verona ha catturato gli ultimi due componenti del gruppo che ha massacrato di botte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio a Verona. Sono Federico Perini, 20 anni, e Nicolò Veneri, 19 anni, entrambi veronesi. I due sono stati presi dalla Digos di Verona in Lombardia dopo un viaggio disperato in una fuga impossibile che aveva toccato l'Austria e l'Inghilterra.

 

Peri e Tarabuio, questi i loro soprannomi, erano fuggiti dopo il pestaggio con la macchina della mamma di uno dei due. Le famiglie, in contatto con loro, sono riuscite a convincerli a costituirsi e i due sono ritornati in Italia. Sono cinque quindi gli arrestati per la morte di Tommasoli: Raffaele Dalle Donne, Guglielmo Corsi, Andrea Vesentini, e i due arrestati stanotte. Per tutti si prospetta l'ipotesi di un'accusa per omicidio volontario o preterintenzionale.

 

IPOTESI DI REATO

 

L'ipotesi d'accusa e' di omicidio doloso, ma solo nel prosieguo delle indagini sara' possibile capire quale specie - ad esempio preterintenzionale o dettato da una volonta' specifica di uccidere - applicare. Lo ha ribadito oggi il procuratore della repubblica di Verona, Guido Papalia, in merito al capo d'accusa mosso ai cinque indagati nell'inchiesta per il pestaggio mortale di Nicola Tommasoli.

 

''L'ipotesi e' sicuramente omicidio doloso'', ha detto il magistrato, aggiungendo che per capire quale gradualita' del dolo sara' mossa, bisogna capire come sono andati esattamente i fatti e soprattutto capire se c'era o meno la volontarieta' di uccidere nel momento in cui e' stato aggredito il disegnatore industriale morto dopo cinque giorni di agonia. ''L'importante - ha ripetuto Papalia - sara' vedere quale grado di dolosita'''.

 

Il rappresentante dell'accusa ha quindi sottolineato che gli accertamenti in corso sono tesi anche a stabilire in quale tessuto e' maturata l'aggressione e in quali rapporti erano i cinque indagati. Un aspetto, quest'ultimo, che potrebbe risultare utile anche per l'altra inchiesta aperta a Verona su una serie di aggressioni in citta' in cui sono indagati 17 giovani, tra cui anche due dei fermati per il pestaggio del primo maggio scorso.

 

L'ESPIANTO DEGLI ORGANI

 

Dopo il consenso dei genitori e il via libera della procura di Verona sono stati prelevati nella notte all'ospedale Borgo Trento il fegato, i reni e il pancreas di Marco Tommasoli. Non sono stati espiantati invece il cuore e i polmoni, perche' l'autorita' giudiziaria potrebbe aver richiesto ulteriori accertamenti da eseguire nel corso dell'autopsia per determinare con precisione le cause del decesso del giovane. Secondo le esigenze della rete trapiantologica del Nord Italian Transplant il fegato sara' trapiantato a Verona, un rene a Bergamo e uno a Verona mentre il pancreas all'ospedale S.Raffaele di Milano.










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